
“10 e 1 Storie brevi”, nel libro di Pennacchio personaggi reali, riferimenti storici e l’Irpinia d’Oriente
· Anna Elena Caputano
Eventi
Dieci storie con molti interpreti, ambientate in un’epoca storica e nell’Irpinia orientale. Nel pomeriggio, presso il Circolo della Stampa ad Avellino, è stato presentato il libro “10 e 1 Storie brevi” di Felice Pennacchio, docente di discipline giuridiche, economiche e aziendali, al suo secondo libro e in dirittura d’arrivo per un altro testo, forse a ottobre, stavolta sulla macroeconomia. A dialogare con l’autore il direttore della redazione di Avellino de “Il Mattino” Gianni Colucci e lo scrittore Michele Miscia. «I libri di Felice sono racconti molto tecnici, sofisticati, parlano di antropologia, della storia minima che poi è la storia più importante - ha esordito il direttore Colucci -. Il lavoro è molto significativo, lo ha fatto da studioso rigoroso, non ha mai ceduto al lirismo, alla ritrattistica folcloristica». L’autore «ha fatto un’analisi delle persone in maniera distaccata, analitica, l’ha fatta raccontando il fenomeno descrivendolo nei suoi particolari - ha continuato Colucci -. Ne viene fuori un ritratto di società che è utile per tutti noi in una fase come quella attuale. Un libro così ci consente di trovare le ragioni per vivere dove viviamo» e «abbiamo tutti quanti bisogno di un paese, perché ci dà la possibilità di identificarci e di rimettere le coordinate quando giriamo per il mondo e le nostre coordinate le ho trovate in questo libro», ha concluso il direttore. Nel libro di Felice Pennacchio ci sono vari personaggi, come per esempio il sacerdote che si innamora o l’artigiano che va a cercare fortuna e poi ritorna e altri ancora. «Vorrei porre l’accento su un tratto caratteristico, si dice che chi scrive o fa poesia deve usare un linguaggio minimale per arrivare a tutti. Questo produce involuzione culturale - ha detto tra l’altro lo scrittore Michele Miscia -. In letteratura la forma è sostanza, una non procede al di fuori dell’altra» e «studiare è la chiave dell’evoluzione. Quando ho trovato nel libro di Felice anche una terminologia abbastanza desueta, un po’ ricercata, ho detto che ha capito la lezione, ma già dal primo libro, è l’unica maniera per crescere anche artisticamente e linguisticamente». Lo scrittore Miscia, nel corso del suo intervento, ha fatto una serie di considerazioni spaziando su vari temi e ritornando sul libro ha aggiunto che «ridare vita a personaggi veri, reali, autentici nella loro umanità, espressa anche in maniera difforme magari da ciò che è il sentir comune dell’epoca, è una bella cosa. La società contadina era “impastata” nella misoginia e nella dichiarata subordinazione della donna all’uomo, era così e si intende nelle “10 e 1 Storie brevi”». «A volte abbiamo la necessità di indagare noi stessi, di conoscere, di sapere da dove veniamo, siamo un po’ tutti dei “novelli Ulisse” - ha sottolineato l’autore del libro presentato Felice Pennacchio -. È una forma di ricerca, di capire un po’ da dove veniamo e che cosa ci facciamo qua. Il libro è diverso dal precedente, siamo su due ambiti diversi anche se c’è un filo che li collega. Il riferimento storico è importante per il contesto, il luogo è l’Irpinia d’Oriente, è l’Irpinia dell’est, dove nasco, Lacedonia, che riposto alla luce in questo libro, riscrivendo un po’ anche i personaggi, gli ambienti, gli scorci, un po’ di storia e c’è anche uno squarcio antropologico, per capire il momento storico dove le cose sono avvenute». Nel libro «non può mancare il riferimento al mito greco, importante perché gli insegnamenti morali che vengono dal mondo antico non sono desueti», ha continuato Pennacchio che ha aggiunto anche che ha «cercato di rendere nuovi questi personaggi facendoli rivivere un po’ anche nel presente» e per fare questo «sono stato ispirato da Erri De Luca, da una sua lettura. Ho fatto questo esperimento, ho cercato di far rimanere con me quei personaggi che hanno forgiato e io mi sono forgiato in questa “officina della vita”. Ci ho pensato perché erano personaggi che secondo me meritavano di essere ricordati. Sono tantissimi e ho dovuto restringere il campo, alcune sono figure simboliche però nei fatti i personaggi sono realmente esistiti» e «per alcuni c’è una fedele trascrizioni dei fatti. Sono personaggi reali, li ho inseriti perché sono persone bistrattate, messe ai margini» e per questo l’autore ha voluto «dare loro un posto speciale, che si sono guadagnati col tempo, col sudore, senza lamentarsi».
