
Vicenda Caso, Lucarelli: "Tra quarantena e suicidio c'è correlazione"
· Piera Vincenti
Cronaca
Reclusione forzata, mancanza di aspettative, incertezza verso il futuro: sono solo alcuni degli effetti negativi che il coronavirus sta avendo sulla nostra esistenza che, da quando è iniziata l’epidemia, non è più la stessa. C’è chi si è abituato abbastanza bene al nuovo stile di vita e chi, invece, non riesce ad adattarsi alla mancanza di lavoro, sicurezze e relazioni sociali. Tutto ciò porta a un inevitabile aumento del tasso di depressione e, in alcuni casi, addirittura al suicidio. Tanti i casi di personale sanitario che, di fronte all’eccessivo stress da lavoro e alle sofferenze a cui è costretto ad assistere ogni giorno, ha deciso di togliersi la vita. Gerardo Caso (nella foto), il 40enne di Mirabella Eclano che si è suicidato nel weekend dopo essersi allontanato da casa per due giorni, non era né medico né infermiere ma un runner, abituato a fare attività fisica all’aria aperta. Anche lui ha deciso di porre fine alla sua esistenza impiccandosi a un albero di ulivo e chissà che il suo gesto non sia proprio il frutto dell’esasperazione dovuta alla quarantena che è stata imposta a tutti noi per contenere il contagio da Covid-19. “La limitazione della libertà personale può innescare una condizione interna di imprigionamento – spiega Nunzio Lucarelli, psicologo e psicoterapeuta di Ariano Irpino – Essere confinati in poco spazio può generare una sensazione di claustrofobia che ha origini molto profonde. Tuttavia, chi è mentalmente libero difficilmente ricorre a misure così estreme”. L’aumento delle tendenze suicide non è un fatto nuovo: già in passato, le misure di quarantena collettiva sono state descritte come associate ad un aumento della rischiosità suicidaria dovuta alla perdita delle aspettative future: quando il domani diventa incerto o cupo, il suicidio è in agguato. Tuttavia, i soggetti in crisi non vogliono veramente morire perciò è fondamentale dare loro supporto psicologico. “Le categorie maggiormente esposte sono quelle che non sentono di avere il sostegno sociale – prosegue Lucarelli – Parliamo soprattutto degli anziani, che hanno la sensazione di non essere accuditi, e delle persone che assistono i malati e che a loro volta non hanno il supporto di altri. Questo isolamento sociale può creare condizioni di disturbi post traumatici da stress che hanno come conseguenza depressione e istinti suicidi”. La solitudine, la paura, la noia e la segregazione acuiscono il dolore mentale del soggetto psicopatologico, che sente di non poter vivere fuori dal contesto in cui era inserito. “Eppure è proprio la rete sociale a giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione del suicidio – conclude Lucarelli – Quando il soggetto si sente parte di un tessuto collettivo, il rischio di sviluppare tendenze suicide è minore. Tuttavia, spesso la società non riesce a leggere i sintomi nascosti e i segnali, che possono essere una forte depressione o un’allegria eccessiva e forzata”.
