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Scandone un amore a prima vista, intervista al tifoso Umberto Pizza

Scandone un amore a prima vista, intervista al tifoso Umberto Pizza

· Youssef Marzullo

Avellino Basket

Umberto Pizza nasce ad Avellino nell'agosto del 1998. La sua ragione di vita? Il basket come sport e la Scandone Avellino 1948. AV LIVE lo ha incontrato per parlare della sua passione, ma per analizzare anche la stagione di quest'anno della squadra irpina che milita nella massima serie italiana. "Il Basket per me è una vera e propria filosofia di vita" Intervista di Youssef Marzullo Come ti sei avvicinato al mondo della pallacanestro? E la passione per la Scandone? Tutto inizia attraverso la pratica vera e propria del basket. Ho giocato per 11 anni. Un periodo che è indelibebile per me, mettevo in campo tanta energia e voglia di vincere, nonostante la tenera età mia e dei miei compagni di squadra, ci contraddistinguevano queste caratteristiche. Un agonismo puro ma sano. Per quanto riguarda la Scandone, all'età di cinque anni mio padre Fernando mi portò a vedere la mia prima partita nel lontano 2003. Devo ringraziarlo ancora oggi. Nella rosa dell’epoca c'era Larry Middleton, per me un vero idolo. Rimasi letteralmente folgorato dall’atmosfera di quell’ambiente. Avevo capito che all’interno del palazzetto dello sport potevo mettere in libertà tutto l'amore e la passione, naturalmente per i colori della nostra città, ma anche per questo magnifico sport. Qual è stato il momento più bello del tuo percorso da tifoso? Quello che porterai dentro per sempre. Beh, ormai sono 15 anni che seguo la Scandone, certamente il picco della mia storia da tifoso è stata la maestosa e incredibile vittoria della Coppa Italia a Bologna nel 2008. Ho avuto l’onore di assistere a tale evento, all’Unipol Arena. Dei momenti di festeggiamento consecutivi alla vittoria della finale e alla premiazione dei cestisti biancoverdi ricordo l’immensa gioia dei tifosi che si erano messi in viaggio per inseguire un sogno che poi si è avverato. In quel palazzetto e con quella vittoria si era concluso un incredibile cammino di quella rosa che resterà sempre nei cuori di noi tifosi, guidata dal piccolo grande uomo: "il folletto" di Philadelphia Marques Green. Quest’ultimo ha senza dubbio contribuito ad accrescere dentro di me l’amore che sento per questo fantastico sport. Altro momento che ricordo con estremo piacere è stato il primo successo in Europa della Scandone contro il Malaga, grazie ad un indimenticato canestro al PalaDelMauro di Eric Williams. Da lì in poi devo dire che abbiamo vissuto alti e bassi per poi arrivare in questi ultimi tempi, nei quali la Scandone ha chiuso le stagioni sempre partecipando alla post-season, uscendo sconfitta, seppur tra molto rammarico, sempre a testa alta. Cosa provi ogni volta che ti rechi al palazzetto per seguire la "tua" Scandone? La prima cosa che provo nel recarmi al palazzetto è un senso infrenabile di voglia di veder scendere in campo la mia squadra del cuore e della mia città. Un’adrelina che è difficile tenere a bada. Nel 2006 ricordo che la squadra rischiava di retrocedere all’ultima giornata contro Pesaro. C’era il rischio di ritrovarsi in serie A2. Nei giorni precedenti a quella gara, nessuno osava immaginare un simile scenario. Fortunatamente andò tutto per il verso giusto ma è stato in quel momento di massima apprensione e ansia, che ho capito di essere realmente e fino in fondo innamorato di questi colori che sostengo dal primo all’ultimo minuto. Parliamo in particolare dei tifosi. Sostieni che ci siano due categorie precise nella tifoseria. Cosa intendi? Ci sono quei tifosi come il gruppo degli “Original Fans 1999”, e migliaia di tifosi che seguono con vera passione e dedizione questa squadra da tanti anni, per la quale provo un infinito affetto e un’incredibile stima, anche perchè spesso si percorrono migliaia di chilometri in trasferta, facendo sacrifici anche considerevoli. Dall’altro lato ci sono quei “tifosi” che si mostrano vicini alla squadra esclusivamente nei momenti migliori, ma che poi non perdono occasione di lanciare critiche e a volte offese per ogni singola sconfitta che possa arrivare. Non capisco come questi ultimi possano autodenominarsi “tifosi”. Credo invece che bisogna sostenere dei cestisti soprattutto nei momenti più complicati di una stagione, che è difficile che non ci siano. Analizzando la stagione di quest'anno finora, non si può dire che non sia stata costellata di delusioni: l'esclusione dalla Champions League e dalla Coppa Italia, come le numerose sconfitte che hanno portato all'esonero del coach Nenad Vucinic. Non credo che i giocatori siano stati coinvolti nella “fantomatica” situazione finanziariamente critica della società biancoverde. Ciò che ha realmente compromesso questa stagione è stata l’incredibile serie di infortuni, che hanno interessato non solo dei giocatori importanti della rosa ma anche qualche elemento della panchina. Questa girandola di arrivi di nuovi giocatori, ha complicato il lavoro di coach Vucinic, di costruire un meccanismo perfetto di gioco, che ha portato alle esclusioni di cui parlavi e poi alle sette sconfitte consecutive. Per quanto riguarda l’esonero del coach Vucinic, voglio innanzitutto dire che a mio parere il ds Nicola Alberani lo abbia fin troppo elogiato. Dal punto di vista umano sono d’accordo con le sue affermazioni in conferenza stampa, discutibile invece l’ottica tecnica, quando invece, dei difetti importanti sono emersi dalle sostituzioni che Vucinic metteva in atto. L'allenatore jugoslavo è stato sollevato troppo tardi dal suo incarico, andava fatto sin dall’esclusione dalla Champions League. Al momento il cambio di coach sembra abbia portato una ventata di alchimia nella squadra. Maffezzoli dovrà però far migliorare l’energia da mettere nelle fasi difensive. Importante è anche avere un buon apporto da parte degli elementi della panchina, che devono dare vitalità e vigore fisico, fondamentale per vincere le partite. Come vedi la prossima sfida del 28 aprile contro la corazzata Milano? La scorsa partita con Torino, vinta in casa per 109-82, non può essere considerato come un reale banco di prova, date le evidenti carenze difensive e anche la poca qualità offensiva della maggior parte del roster piemontese. Il ritorno sul parquet di Patrick Young, a lungo assente per via di un infortunio alla fascia plantare, e l'ingresso di Harper, Silins potranno indirizzare ogni singola partita verso il giusto binario. Come il pane servirà un’intensità maggiore perchè la sfida contro Milano può essere considerata come la partita bonus. Spero che verranno a galla le vere caratteristiche di questa squadra. Voglio che i ragazzi sudino la maglia per far capire a tutta Italia che in fondo hanno tanta qualità da vendere, soprattutto al completo degli elementi.

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