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Montella, l'urlo degli esercenti: "Così non riapriamo"

Montella, l'urlo degli esercenti: "Così non riapriamo"

· Redazione AV LIVE

Attualità

Abbandonati. Sviliti. È lo stato d'animo degli esercenti di Montella che ieri sera, così come accaduto su tutto il territorio nazionale, hanno deciso di far sentire la loro voce attraverso una protesta civile e composta. Saracinesche alzate, luci accese e porte spalancate hanno caratterizzato questa iniziativa, silenziosa nella sua espressione ma roboante nel suo significato. Iniziativa che ha visto, stamani, anche la consegna, al proprio Comune, delle copie simboliche delle chiavi dei locali che hanno aderito alla manifestazione. Gli esercenti chiedono risposte concrete al Governo, stanchi di ricevere palliativi e spaventati dal futuro delle loro attività. I giorni di lockdown cominciano ad essere tanti, le perdite aumentano a dismisura e ripartire, con il passare delle settimane, diventa sempre più una chimera, soprattutto in virtù delle probabili misure da attuare per le riaperture delle attività (ad oggi i ancora prive di una data certa), insostenibili per la gestione ordinaria ed oltremodo onerose. Laconico, a tal proposito, il messaggio lanciato attraverso i social network da Domenico Roberto, titolare della storica e centralissima Caffetteria Sabazio: "Temo che noi resteremo fermi ben oltre le date indicate dal Governo. Temo che molti inciamperanno. Temo che in tanti patiranno. Temo che molti piangeranno. Temo che in molti stenteranno e, spero, che nessuno di noi debba chiudere per sempre!!". Sulla stessa lunghezza d'onda Maria Bosco, titolare dell'angolo del caffè e una delle fautrici della protesta: "Siamo molto provati da questa situazione. Siamo amareggiati per gli scarsi aiuti governativi ed il contentino dei 600 euro non basta più, considerando che tale cifra serve a malapena a coprire le varie utenze. Vogliamo essere tutelati, vogliamo che lo Stato si assuma le proprie responsabilità e ci garantisca un supporto economico in questo periodo in cui le nostre saracinesche sono abbassate. Oggi , per un titolare di un bar come me, aprire significherebbe suicidarsi. Anche sul famigerato finanziamento da 25,000€ varato dal Governo, voglio precisare che esso è un vero e proprio prestito, che nel giro di poco tempo dovremmo restituire con gli interessi. A cosa serve? A cosa serve, in un paesino di 7500 abitanti come il nostro, aprire un bar solo con il servizio di asporto? Come può un commerciante gravarsi di tutte le spese previste per la costante sanificazione dei locali e di tutte le procedure anti-contagio? È un dissanguamento per le nostre casse. Siamo a pezzi, ci sono molte famiglie in totale apnea e questo sembra non interessare allo Stato. Il nostro è un grido d'allarme, una ricerca di aiuto per far sì che le nostre attività commerciali possano avere un futuro, riaprire e possano continuare ad avere quel ruolo di aggregazione sociale che nei nostri paesi è vitale. Dateci una mano o molte saracinesche non si alzeranno più". Gianluca Marano

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