
Miceli: "Sidigas bella ma incompiuta"
· Redazione AV LIVE
Avellino Basket
La Sidigas Avellino si arrende nel finale a Milano. Ecco il commento del giornalista avellinese, Daniele Miceli: "Tempo di lettura antifuga. Ma Milano-Avellino, per un irpino adottato dal Duomo, è esibire, tronfio, la carta di identità al cuore dell’Europa. E sedersi tra tifosi-compagni di una vita, come Giulio Di Feo, Peppino e Fabrizio, e partecipare a qualche battimano, vale ben oltre l'abusato prezzo del biglietto… Dell’impresa, no. Perché perdere a Milano ci sta anche se Pianigiani deve rinunciare a Nedovic e Micov; anche se finire sotto di poco è già tanto dopo un approccio da “dopo dove andiamo a mangiare?”; ‘anche se’, la perifrasi che da anni accompagna Avellino: bella, ma incompiuta e troppo spesso addormentata nella giungla per tirare un paio di profonde ferite ai leoni griffati Armani. Eccolo, il punto. Nessuno può pretendere di vincere scudetto o Coppa Italia, ma adeguare i risultati agli sforzi economici della società e alla passione dei tifosi (che tristezza ieri non avere accanto gli O.F. causa traffico) necessita perlomeno del conforto del ‘tentativo’. Avellino, per costruzione tecnica e cattiveria, deve ancora infilarsi in quel corridoio in cui Milano ogni tanto vede i mostri e le varie Venezia, Sassari e Cremona trovano gloria. La sorpresa sono sempre gli altri. Non abbiamo il diritto di esserlo, ma non surfare sugli omissis altrui è il peccato originale degli ultimi anni. Così come è peccato grave non aver preso un play di ruolo a inizio anno. Si vince di sistema, non di sole folate (Sykes) e forzature eleganti (Filloy); non è un caso che Avellino abbia girato con equilibrio sui 28 metri con Harper da numero 1 e Sykes guardia pura. Questione di attitudini e pure di fisico, con il secondo portato ad attaccare con qualche timore di troppo il ferro, aprendo sempre negli angoli per la soluzione pesante senza privilegiare il “peso” che pure abbiamo in abbondanza nel pitturato. N’Diaye e Young, a volte sofferenti in difesa, di là sono dominanti se messi nella condizione di esaltare l’apparato fornito da mamma natura; e lo stesso Udanoh, un 4 puro senza fare troppa filosofia, ha intelligenza e fiuto da giocatore vero. Siamo arrivati a due tiri piedi a terra da un possibile overtime. Con un pizzico di cattiveria in più e, soprattutto, attraverso gestioni più lucide possiamo meritarci il titolo di “rompiscatole”. Perché vincere non è dovere ma, per quanto speso e per la passione di società e tifosi, dover vincere le ultime due per assicurarsi i play off è galleggiare al limite del minimo sindacale. Tempo di lettura, o.k.. Tempi di reazione, immediati. Solo così in fondo al corridoio la luce, a undici anni da Bologna, possiamo provare a riaccenderla noi".
