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L'arroganza dei potenti, la sofferenza di un popolo

L'arroganza dei potenti, la sofferenza di un popolo

· Carmine Gaita

Attualità

Carmine Gaita è uno studente di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II. Dal 2020 collabora con AV LIVE. Il 24 febbraio 2022 è una data tristemente traqica che segna l’inizio di un’altra orribile pagina per l’umanità. La Russia ha attaccato l’Ucraina. Il sentore del conflitto era nell’aria. I media parlavano degli avvertimenti di Putin indirizzati all’Ucraina. Per spiegare in maniera dettagliata le cause che hanno portato ad oggi, si potrebbero scrivere saggi interi di argomento geopolitico. In sintesi, però, possiamo dire che da un lato c’è l’Ucraina, già da tempo dilaniata da una guerra civile con le regioni separatiste di indole filorussa, dall’altro c’è la Russia che vuole riconosciuta la sua sovranità su quest'ultime. Diversi morti civili e militari, moltissimi in fuga, palazzi distrutti, alimenti che scarseggiano, un ospedale (quello di Mariupol) bombardato, aeroporti ed una centrale nucleare (quella di Zaporizhzhia) occupati dai russi. Sembra lo scenario di un film distopico, è cruda realtà. E’ quello che accade e continua a svilupparsi in Ucraina. Non si tratta della prima né dell’unica guerra che interessa il mondo. Nonostante sia un conflitto che già in questo momento genera rabbia ed estrema sofferenza, è sempre vivo e forte il timore che possa trasformarsi in qualcosa di peggio e di più larga scala. Che piega prenderanno gli eventi? Ci sarà davvero la terza guerra mondiale? Al di là della fitta selva di dubbi che ci affliggono ogni giorno, c’è una certezza: l'arroganza dei potenti porta alla sofferenza di un popolo. C’è da chiedersi allora se tutto questo è accettabile. Possono le strategie politiche o le questioni economiche essere un motivo per cui gli uomini debbano fare del male ad altri uomini, coinvolgendo anche bambini? Non è tollerabile. Ed è per questo che la paura non frena il grido di milioni di persone (in Italia, come nel mondo) che reclamano la pace o le iniziative di solidarietà (raccolte di medicinali, di cibo, di indumenti) verso il popolo ucraino. Perché la guerra è sempre da condannare : non bisogna individuare le ragioni di uno Stato e i torti dell’altro; non c’è giustificazione di fronte a tali atti di inumanità, solo indignazione. Le uniche strategie da prendere in considerazione non devono essere quelle militari, ma quelle diplomatiche.

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