
Grillo all'attacco: "Il Capo dello Stato ha troppi poteri”
· Youssef Marzullo
Politica
È Luigi Di Maio a presentarlo sul palco del Circo Massimo: "Ecco il padre di tutti noi". E inizia lo spettacolo, atteso da questa platea ridotta ma molto esuberante. Maria, attivista pugliese, è sotto al palco da ore per "vedere il capo". Conte? Di Maio? Casaleggio? No, "Grillo". E lui saluta con una manina posticcia, ormai simbolo della manovra taroccata, e quella ormai solita espressione che mischia sfottò, rabbia e ironia. L’ironia salverà il mondo, dice ancora l’artista che si è fatto vate politico, ma le sue parole suonano più come una presa in giro quando non come coltellate precise al cuore delle istituzioni, e non importa se adesso si è dentro al sistema. L’obiettivo è il Capo dello Stato e Grillo inizia dalla vicenda in cui è stato accusato di vilipendio. "Il vilipendio è una cosa dell’Ottocento, per aver detto che invece di dare le dimissioni si doveva costituire, Napolitano... è una piccola battutina che ripeto qui, ma in forma semplice". E poi l’affondo a Mattarella: "Noi dovremo riformare la figura del Presidente della Repubblica, lo capite? Capo delle forze armate, capo del Csm, nomina 5 senatori a vita. Queste cose non vanno più con il nostro modo di pensare. Io sono venuto qui per dirvi che io non ho più paura di nessuno. E se mi arrestano torno più forte di prima". Arriva una presa di distanza dal Movimento Cinque Stelle anche se in una nota informale: "Né le forze di maggioranza né il governo intendono riformare i poteri del Presidente della Repubblica. Tale proposito non è infatti presente nel contratto di governo". Si fa inoltre notare che "Grillo non riveste ruoli istituzionali".
