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Ethos, a due anni dalla vendemmia la silente riscoperta

Ethos, a due anni dalla vendemmia la silente riscoperta

· Redazione AV LIVE

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Quando tutto sembra esser stato detto, acclarato, il vino ti sorprende, dimostrando la correttezza dell’antitesi rispetto la sostenuta tesi. Ecco dopo 2 anni dalla vendemmia, Ethos. Moriano non si smentisce. Il vino, dato da uve di Piedirosso 100%, si presenta di un bel color rosso rubino, è intenso con chiari riflessi violacei, vivo. All’olfatto si avvertono intensi sentori di sottobosco, di frutti rossi, di mora e mirtillo, mentre in bocca si avverte struttura ed eleganza ed una delicata nota tannica data da lunghe soste con le bucce. Il lungo finale chiude la piacevole sensazione gusto-olfattiva, sapido e muscoloso. Tanta curiosità e grande impegno hanno portato Moriano a divenire il fulcro operativo: si parla di lui e assaporando il suo prodotto si ritrova il tipico calore umano di chi produce il vino mettendoci il cuore. Fa discutere oggi il Piedirosso. Abbandonato l’angolo scuro di vino di pronta beva, di poche pretese ed aspettative, ha conquistato una nuova essenza che parla di territorio e di longevità. c’è poco da fare, le figure entrate nella storia della viticoltura campana rappresentano sempre una sicurezza nel bicchiere anche quando restano fuori dall’attenzione di critici frettolosi incapaci di concepire il giusto ritmo tra la campagna e i suoi migliori interpreti. Tra i vini campani, quelli di Francesco Moriano sembrano essere quelli più 'vivi', nettari che hanno una vita propria ed una particolare evoluzione con la mission di rispettare il più possibile la loro terra d'origine, l'Irpinia. Animo pacato e riflessivo, Francesco Moriano riflette così il suo pensiero nella produzione, attraverso i vigneti tutti in Montefredane, coltivando le uve tipiche della tradizione; così nacque Ethos, un Piedirosso potente e d'impatto che affina tra l’acciaio e il vetro. ‘’Oggi anche il mondo del vino soffre la banalizzazione e la possibilità per tutti di farlo e anche buono. Si può fare un vino buono anche solo leggendo un libro e mettendo in pratica certi insegnamenti. Ma l’anima? Quella non si può costruire a tavolino, il vino ne ha bisogno per come lo penso e realizzo. Il vino non è dato solo dai risultati analitici ma deve rappresentare un territorio, un’azienda e una personalità ben precisa. E il lavoro comincia in vigna. La qualità davanti a tutti non solo nelle piccole aziende ma soprattutto in quelle più grandi che devono fare grandi numeri mantenendo la qualità.’’ E’ questo che metto nei vini che produco per me e per le aziende con le quali collaboro, vini autentici, avari all’impatto (quasi) espressioni di territorio. Tutte le verità sono facili da capire una volta che sono state rivelate. Il difficile è scoprirle! Partire da zero e stupirsi: anche ciò che davvero si credeva di conoscere, non lo si è ancora compreso abbastanza.

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