
Coronavirus, il dramma di ristoranti e bar raccontato da Panicoteca 141
· Piera Vincenti
L’emergenza coronavirus rischia di avere effetti sociali ed economici su svariati settori produttivi. Tra quelli più colpiti dalle misure anti contagio c’è la ristorazione, che in Irpinia rappresenta una buona fetta dell’economia locale. Attività chiuse e impossibilità di fare consegne a domicilio si traduce in dipendenti che stanno a casa e ristoratori che si trovano a far fronte a costi fissi pur non lavorando. Maurizio Grasso, proprietario di Panicoteca 141 a San Michele di Serino, fotografa perfettamente la situazione: “Le restrizioni sono tante, è un momento di grande difficoltà per tutti i settori ma in particolar modo per quello del food. Insieme all’aspetto economico e produttivo è venuto a mancare anche quello relazionale. Noi proprietari di attività al pubblico siamo abituati ad avere molte relazioni sociali e il contatto con la clientela ci manca”. E, a proposito di clientela, Maurizio ci tiene a fare un saluto speciale “a tutti coloro che in questi anni mi hanno sempre sostenuto ma soprattutto ai miei clienti di Ariano, il paese irpino più colpito dalla pandemia. Li ho molto a cuore, li sento quasi quotidianamente e auguro loro di uscire presto da questa situazione”. Grazie alla qualità della sua cucina e alla simpatia e disponibilità del proprietario, Panicoteca 141 ha conquistato il palato di tanti diventando ormai un punto di riferimento nell’intera provincia. Tuttavia, l’improvviso blocco delle attività ha comportando molte perdite, tra cui quelle delle materie prime deperibili. “Molte cose sono andate a male ma mi preoccupano molto di più i dipendenti che ho dovuto lasciare a casa, e a cui cerco di venire in contro come meglio posso, e i costi fissi che mi trovo a fronteggiare ogni giorno. Il mio pensiero va anche a tutti quei ragazzi che hanno aperto da poco e che, oltre alle difficoltà di avviare una nuova attività, stanno fronteggiando anche l’emergenza coronavirus. Credo che la categoria più debole siano proprio loro”. Il Governo ha varato una serie di misure a sostegno delle imprese ma non sono ancora abbastanza, soprattutto in vista di una ripresa che si preannuncia lenta e complicata. “Sono certo – prosegue Maurizio Grasso – che il Governo si stia impegnando al massimo per fronteggiare l’emergenza sanitaria, poi sarà la volta di quella economica. Intanto dobbiamo tenere duro ed essere fiduciosi. Per ora ci hanno dato un incentivo una tantum di 600 euro che fa comodo ma sicuramente non è sufficiente a coprire le perdite derivanti dalla chiusura dell’attività e dalle spese fisse che stiamo comunque sostenendo. Penso a utenze elettrica e del gas e all’affitto. Altre scadenze sono state procrastinate ma anche per quelle avremo bisogno di sostegno altrimenti ci troveremo a doverle pagare tutte insieme pur non avendo lavorato per mesi”. Il ritorno alla normalità non avverrà a breve: “Per un po’ la gente continuerà ad aver paura e ad evitare i luoghi affollati, la ripresa sarà lenta. Qui dovremo essere bravi noi ristoratori a distinguerci non solo per qualità dei prodotti ma anche per il senso di sicurezza che sapremo infondere nei nostri clienti. Il food delivery? Non credo che avrebbe funzionato in piena emergenza, la gente non si fida a far arrivare qualcuno a casa che gli consegni il cibo, ma sono convinto che crescerà molto immediatamente dopo la crisi”.
