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Coronavirus: aumentano paura e rabbia, soprattutto al Sud

Coronavirus: aumentano paura e rabbia, soprattutto al Sud

· Piera Vincenti

La reclusione forzata e prolungata che stiamo vivendo a causa del coronavirus sta aumentando gli stati d’animo negativi, gettando molti nello sconforto. Tra le emozioni primarie, le maggiormente percepite in conseguenza del distanziamento sociale sono tristezza, paura, ansia e rabbia. La felicità ottiene il punteggio più basso. È quanto rileva l'osservatorio "Mutamenti Sociali in Atto-COVID19" (MSA-COVID19), un progetto dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps) realizzato in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e la Fondazione Movimento Bambino ONLUS, che ha condotto un sondaggio diffuso su scala nazionale sugli effetti psico-sociali della contrazione dell'interazione, della prolungata convivenza e del distanziamento sociale dovuti all'emergenza coronavirus. Le donne provano le stesse emozioni degli uomini, ma con maggiore intensità. Le emozioni mostrano un andamento inversamente proporzionale all’età: gli over 70 hanno un’intensità emotiva più bassa rispetto ai giovani fino a 29 anni. La fascia 30-49 anni prova paura con maggiore intensità. Emozioni più accentuate risultano nel Mezzogiorno, dato apparentemente in contrasto con la minore diffusione del contagio, e potrebbe avere origine nei tratti culturali dell’interazione sociale che a sud si esprime di più nel senso della comunità e nelle reti di vicinato interrotte dal distanziamento sociale. In merito a tristezza, paura e rabbia, i valori maggiori si riscontrano in Calabria, Basilicata, Campania, Molise, Puglia e Sicilia. Ad aumentare emozioni e stati negativi quali rabbia, disgusto, paura, ansia e tristezza sarebbe il tempo eccessivo trascorso sui social, che provocherebbe anche una diminuzione di felicità e rilassamento. Tutti, indipendentemente dall’età, trascorrono in questo momento più tempo on line: leggermente di più le donne, chi vive nel Mezzogiorno e chi non ha figli. Dal punto di vista economico, circa 4 persone su 10 prevedono di andare incontro a gravi perdite, più di una su 10 di perdere il lavoro o la propria attività, e due su 10 di andare in cassa integrazione. Il titolo di studio risulta un importante salvagente della tenuta lavorativa. Il rischio di non riuscire a far fronte anche alle esigenze alimentari nei prossimi giorni è concreto per circa 3 persone su 10, soprattutto nel centro e sud.

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