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Condannato il filojihadista che voleva colpire gli italiani

Condannato il filojihadista che voleva colpire gli italiani

· Youssef Marzullo

Italia

Nabil Benamir, marocchino oggi trentenne, è stato condannato dal tribunale di Genova a 5 anni e 10 mesi per associazione internazionale con finalità di terrorismo (ha beneficiato dello scontro d’un terzo, automatico con il rito abbreviato). Fu arrestato ad agosto 2017 nel capoluogo ligure, su segnalazione degli Stati Uniti e grazie a un’inchiesta condotta dal pm Federico Manotti. Benamir, al contrario di altri fanatici stoppati nel nostro Paese e attivi esclusivamente nel proselitismo web, era stato inserito dalle intelligence internazionali in una black-list di filo-jihadisti e il suo piano d’attacco unanimemente definito «avanzato»: tant’è che nell’estate 2017 il livello d’allerta sulla Liguria si alzò in modo inspiegabile, finché l’arresto di Benamir non fece capire cosa c’era dietro quell’improvvisa preoccupazione. Nel suo smartphone e in un computer furono trovati schemi su come colpire la folla con un camion, come accaduto a Nizza il 14 luglio 2016, e la decrittazione delle comunicazioni telematiche permise di scoprire che era ormai vicinissimo all’azione, per corroborare la quale aveva pure imparato a fabbricare artigianali ordigni. Il suo profilo era molto simile a quello di Mohamed Lahouaiej Boulel, l’attentatore che colpì sulla Promenade des Anglais uccidendo 89 persone: Benamir era un violento, avvezzo alla vita randagia e però abile con la tecnologia. E inserito in una rete composta da una decina di persone attive tra Germania, Francia, Spagna e Nord Italia, che via Internet lo stavano guidando fino al gesto estremo. Dopo aver girovagato per l’Europa aveva occupato una casa popolare in teoria murata e sfitta, e i poliziotti erano arrivati a lui anche perché una sera picchiò la compagna. Esaminando poi le sue apparecchiature e incrociandone i dettagli dattiloscopici con i database internazionali, si era scoperto trattarsi d’un potenziale terrorista.

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