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Come potranno cambiare società e città nel post pandemia?

Come potranno cambiare società e città nel post pandemia?

· Antonella Carluccio

Attualità

Quest’anno, così funestato dalla pandemia che stiamo vivendo, le città diventano centrali nell’analisi della realtà. Punti di osservazione delicati, ma comunque privilegiati volti ad immaginare il futuro urbano e non urbano. Il mondo è cambiato radicalmente nel giro di 12 mesi. Prima della pandemia le città erano le protagoniste indiscusse del nostro secolo. Lo saranno ancora? Prima della pandemia si stimava che entro il 2030 il 70% degli esseri umani sarebbero vissuti in un contesto urbano. Sarà ancora così? Prima dell’arrivo del Covid, le metropoli producevano il 70% della ricchezza mondiale, consumavano il 75% dell’energia e producevano 2/3 di gas serra a livello globale. Studiare le città oggi è veramente l’unica possibilità per capire come vivremo, come lavoreremo, come potremo curarci, come impareremo e come consumeremo in futuro. In questi mesi ci siamo immersi in un mondo digitale e abbiamo capito ulteriormente quanto il nostro ambiente fosse smaterializzato dalla presenza umana nel territorio. Perdere la fisicità del possesso del territorio significa perdere anche quegli elementi e quei luoghi che "determinano" la nascita del pensiero, la riflessione comune. In primis dobbiamo chiederci se le istituzioni e i governi stiano investendo nel futuro delle città. La risposta è positiva perché nel 2019 è stato speso quasi 1 trilione in investimenti nelle smart cities e si raggiungeranno i 2,4 trilioni di dollari entro il 2025. Le grandi città di oggi si trovano sempre di più a dover gestire un equilibrio tra 4 fonti di interesse differenti: istituzioni governative, cittadini, aziende, ricerca e mondo accademico. La tecnologia è molto performante, ma per farne uso bisogna gestire fornitori di tecnologia, fondamentali per l’implementazione delle soluzioni. Secondo Nicola Pianon di Boston Consulting ci sono principalmente sei visioni in merito ad una città moderna: la città vivibile, la città digitale, la città dell’innovazione, la città resiliente, la città sociale e la città sostenibile. Sono delle città dalla caratterizzazione forte. Capaci di attrarre talenti, aziende, nuovi abitanti. La prima è una città che sia orientata alla vivibilità e alla qualità della vita. La seconda è una digital city che mette al centro della sua proposta la tecnologia digitale, come soluzione alla maggior parte dei problemi. La terza è una città dell’innovazione, della ricerca di nuovi talenti, di nuove aziende e di nuove soluzioni. La quarta è una città in grado di rispondere a sfide sempre più grandi: ambientali, sanitarie, terroristiche ed anche tecnologiche. Un'altra visione è quella di una città orientata al sociale dove l’unità delle diverse comunità.Infine una città che mette l’ambiente e il modo di relazionarsi con l’ambiente al centro della sua proposta. L’importante nel mondo di domani è avere una visione, la capacità di guardare al futuro immaginando di poter reinventare tutto ciò che abbiamo ereditato. I sindaci, i governatori e le istituzioni di oggi possono accedere a delle soluzioni senza precedenti, l’importante è che si portino avanti un posizionamento e ruolo chiari. Per fortuna il nostro Paese è stato il più ricco di capacità di visione per secoli e questo ci lascia ben sperare.

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