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Capuano a "La Gazzetta": "La proprietà dell'Avellino ha la forza per darmi la Ferrari che merito"

Capuano a "La Gazzetta": "La proprietà dell'Avellino ha la forza per darmi la Ferrari che merito"

· Massimo Ieppariello

U.S. Avellino

Eziolino Capuano si racconta in un’intervista a “La Gazzetta dello Sport”. L’allenatore dell’Avellino si mette quasi a nudo svelando pregi e difetti che caratterizzano il suo personaggio ma “non l’ho creato io. Non sempre avrei dovuto dire quello che pensavo e le mie idee non sono emerse”. Creatività, fantasia ed originalità sono stati fattori che hanno sempre accompagnato la lunga carriera di Capuano. Una vocazione come i preti ma non solo perché “l’allenatore è come un pittore, deve avere l’idea immediata, non copiare. E ricordate, per diventare fantino, non devi nascere cavallo”. Insomma, il solito spumeggiante Capuano, che regala tanti spunti e aforismi che hanno fatto il giro del web e dei social dove il tecnico di Pescopagano è tra i più amati ed anche discussi con migliaia di visualizzazioni e commenti. Ansioso, sente la partita come pochi e perciò prende “20 gocce prima delle partite, quando non le prenderò più smetterò di allenare perché saranno finiti gli stimoli”. Quegli stimoli che l’hanno spinto ad esaltarsi nelle imprese più difficili perché ha saputo “friggere i pesci con l’acqua minerale” conquistando risultati insperati alla guida di media-bassa cifra tecnica. Capuano è però un sognatore, un giorno vorrebbe essere al volante di una Ferrari “che l’attuale proprietà dell’Avellino ha la forza per darmi”. Parla del suo sì alla società biancoverde partendo dai festeggiamenti sul tetto di un’auto al termine del derby che con la Juve Stabia vinse a porte chiuse contro i lupi. “Per questo a luglio ad Avellino non mi hanno voluto, ci sono andato tre mesi dopo e mi sono fatto amare. Era la piazza che volevo”, dice Capuano, che ne ha viste di tutti i colori e si considera “simbolo del Sud” e “inferiore a pochi” allenatori che ora navigano in serie A. Simbolo di garanzia ed anche di lealtà perché non è mai finito in un’inchiesta sul calcioscommesse apprezzando “di più chi si mette il cappuccio e fa una rapina”. Schietto e leale, in chiusura svela a “La Gazzetta” un altro episodio del suo percorso di allenatore: “Dopo un Puteolana-Tricase sono stato esonerato perché avevo vinto una partita con non dovevo vincere”. La sintesi di Eziolino Capuano da Pescopagano.

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