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Bugie e superficialità sul centro storico tra alcol a minorenni e bande di selvaggi

Bugie e superficialità sul centro storico tra alcol a minorenni e bande di selvaggi

· Youssef Marzullo

Attualità

Continua la diffusione di notizie relative alla somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni nell'area del centro storico di Avellino in aggiunta alla descrizione della stessa zona, delineata come una giungla di gruppi di ragazzi fuori ogni controllo, in pratica dei selvaggi senza freni. Le ricostruzioni superficiali riportate su post Facebook o su altre testate giornalistiche non portano a nulla. Ci si dovrebbe basare sui fatti e non semplicemente su supposizioni, congetture o remote possibilità. Si sa, i contenuti sensazionalistici possono diffondersi più facilmente, nell'epoca del clickbait legato a doppio filo al giornalismo. In gioco non c'è, insomma, la credibilità della notizia di fondo, ma si punta sul diffondere accuse generiche e dozzinali non "coperte" dalla dimostrazione dei fatti contestati. I titoli esca sono poi costruiti indipendentemente dal resto del pezzo. Come risaputo ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 689 c.p., è necessaria la dimostrazione dell’effettiva somministrazione di bevande alcoliche a minori degli anni sedici da parte del gestore o dei propri dipendenti. Qualora un soggetto minorenne avesse ricevuto la bevanda che stava consumando all’esterno del locale, e dunque in una fase successiva alla somministrazione, da un conoscente e/o da un amico di maggiore età, non possono certo individuarsi sostanziali e reali colpe in capo al gestore del locale. Sarebbe importante altresì prestare attenzione ai maggiorenni che acquistano alcool per poi dividerlo un istante dopo con i minorenni una volta usciti dall'esercizio pubblico. Una situazione di questo tipo lascia del tutto impregiudicata la ricostruzione del segmento fattuale antecedente, necessario al fine della integrazione della condotta del reato. L'amministrazione comunale ha approvato il piano ZTL nel centro storico di Avellino e da giugno è ripresa l'aggregazione in una zona del capoluogo, per troppi anni isolata, semi-abbandonata. Nessun teppista, nessuna banda. Nessuna violenza. Nessun pandemonio incontrollato. Dopo oltre un mese e mezzo non risultano episodi gravi accaduti nell'area del centro storico ma siamo aperti a significative e vere segnalazioni: supportate da fatti. Per ora bisogna riflettere sullo sradicare la superficialità e il pressapochismo, che potremmo definire senza dubbi il Coronavirus della cultura.

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