
Anfore, cemento e scienza, Moriano: "Con il vino non ci si può mai fermare"
· Redazione AV LIVE
Attualità
Vanno sempre più di moda, ma nessuno ancora sa quali effetti producano realmente sul vino: anfore di terracotta e contenitori in cemento sono i più recenti trend per l'affinamento dei rossi e non , ricercati da un numero crescente di aziende come alternativa alle tradizionali barriques e ai silos in acciaio inox. Adesso arriva un ulteriore studio scientifico che consentirà di capire in che modo i diversi contenitori influenzino le caratteristiche chimiche e sensoriali dei vini: ci ha pensato Francesco Moriano con un progetto affidato a due aziende, una irpina e l'altra cilentana, proprio per valutare l'evoluzione del vino in funzione dei diversi contenitori. Il vitigno preso in considerazione sarà l'aglianico posto a maturare in tre serbatoi di acciaio inox, tre barriques nuove e tre usate, tre anfore, tre tini di cemento vetrificato e tre tini di cemento grezzo. Il progetto è condotto dal tecnico Francesco Moriano , dalla ricercatrice toscana Valentina Caneli e dall'enologo spagnolo Carlos Cohen . "Faremo uno step intermedio a novembre - spiega Moriano - e poi un ultimo panel test al termine del progetto. Negli ultimi anni si è molto diffuso l'impiego delle anfore per l'affinamento del vino e la tendenza più recente è il recupero dei vecchi contenitori in cemento armato, sia grezzo che vetrificato, che erano molto in voga prima che arrivasse il trend del legno. Tutti i contenitori hanno la stessa capienza, cinque ettolitri. Insieme ai ricercatori, lavoreremo su molti parametri come la diversa permeabilità all'ossigeno dei diversi contenitori, la conseguente capacità del vino di ossidarsi più o meno, l’evoluzione dei composti polifenolici e molto altro. Fino ad oggi abbiamo fatto analisi una volta alla settimana, da adesso in poi con il nuovo progetto le faremo ogni mese". “Un lavoro di apprendimento e conoscenza, che continuo a portare avanti anche adesso – dice Moriano – perché con il vino non ci si può mai fermare: scoprire nuovi metodi, nuove tecniche, prefiggersi nuovi obbiettivi da raggiungere, sempre più importanti e parlo soprattutto dell’aspetto professionale, più che economico, per arrivare al traguardo finale, quello bello e emozionante, di riuscire a produrre un buon vino o un grande vino. Non nego che il lavoro di un enologo è fatto tanto anche di stile e interpretazione personale e per me interpretare, vuol dire capire le uve in un determinato terreno e viceversa per mettere a punto il prodotto finale in virtù del territorio nel quale si trova.Nella libera professione sei sempre in gara con te stesso e con gli altri, ogni giorno è un nuovo esame, una grande prova. Se fai un buon vino sei bravo se sbagli qualcosa vali meno, una lotta serrata, soprattutto se non sei in grado di importi con i tuoi principi, le tue convinzioni, le tue esperienze. E poi, credo molto nel risultato finale fatto di tanti incastri, di tanti pezzi, dalla proprietà, all’enologo, ai tecnici in vigna a chi raccoglie le uve a chi guida un trattore tra le vigne. Sono tante le figure che devono svolgere il loro compito con devozione e non va mai dimenticato che la cantina “eredita i grappoli”. Oggi sull'uso di questi nuovi contenitori si sentono dire tante cose “poco esatte”, ma la nuova enologia non è questo, è fatta di grandi attenzioni, ricerca, rispetto di tempistiche, di temperature, pulizia maniacale di tutto ciò che viene a contatto con le uve e il vino. Principi, filosofie produttive, intenti, passione e amore nei confronti dell’agricoltura e della vite hanno portato Francesco Moriano, ad essere considerato uno degli under più ricercato dalla Campania, alla Toscana , all'Abruzzo. Il suo modo di essere, amabile ma non troppo, determinato e caparbio gli ha permesso di imporre in tante occasioni il suo modo di concepire il vino, con i risultati che tutti conosciamo.
