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Strage Acqualonga, Cantelmo: "Nessuno deve farla franca"

Dieci anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e disastro colposo. È la pena richiesta dalla Procura di Avellino per Giovanni Castellucci, attuale amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, e altri undici dirigenti e dipendenti della società, imputati nel processo della strade del bus che il 28 luglio 2013 è precipitato dal viadotto Acqualonga dell'A16, nel territorio di Monteforte Irpino. ll Procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, ha chiesto ai giudici “una sentenza giusta, che non consenta a nessuno di farla franca“. “Nulla di tutto questo si sarebbe verificato se Autostrade avesse semplicemente adempiuto al suo dovere contrattuale”, ha detto il procuratore Cantelmo spiegando che non ci sarebbe stata nessuna strage se fossero state “compiute con osservanza le attività previste in concessione”. Una requisitoria che è stata commentata dal ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro su Instagram. “È evidente – dice il leader del M5s – che il sistema delle concessioni così come è ora non funziona più e va cambiato. È necessario puntare i riflettori sulle cose che non vanno. I giornali che nascondono queste notizie  fanno un pessimo servizio di informazione al Paese. Se avessero fatto coraggiose inchieste sullo stato delle autostrade italiane anziché limitarsi a prendere i soldi per le pubblicità dai Benetton, oggi forse la situazione sarebbe migliore”. 

Alla richiesta della Procura replica Autostrade per l’Italia con una nota in cui “ricorda che quanto imputato all’Amministratore Delegato della società si riferisce esclusivamente a una presunta e denegata irregolarità amministrativa nell’applicazione della delibera assunta nel 2008 dal Consiglio d’Amministrazione che stanziò 138 milioni per la riqualifica delle barriere su varie tratte autostradali. Risorse che vennero richieste e messe a disposizione dei tecnici e progettisti, che portarono avanti i piani di dettaglio in totale autonomia”. Poco prima che l’accusa formulasse la sua richiesta di pena, una delle parti civili presente al processo è stata colpita da un lieve malore. Si tratta di Partorina De Felice, sopravvissuta all’incidente nel quale perse il marito,che  ha avuto un mancamento fin quasi a perdere i sensi. Soccorsa dai carabinieri è stata portata fuori dall’aula ed è stata visitata dagli operatori del 118. La donna si è ripresa e ha rifiutato il trasferimento in ospedale per gli accertamenti del caso.

La requisitoria della pubblica accusa continuerà nelle udienze del prossimo 19 ottobre e il 2 novembre. Il 16 novembre prossimo, invece, cominceranno le arringhe delle difese. La sentenza è attesa per dicembre.