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Sanità, Morsa (Fp Cgil): "Le criticità vanno risolte. Non si perda più tempo”

È sempre la sanità a tenere banco in provincia di Avellino. Tante le criticità con le quali deve confrontarsi ogni giorno la Fp Cgil. È il Segretario Generale Licia Morsa a fare il punto partendo dal rapporto di esclusività del personale infermieristico.   

“Sarebbe opportuno essere un po’ più specifici – afferma – e, visto che si tratta di personale già allo stremo, relativamente alle attività istituzionali, vorremmo capire come le prestazioni libero professionali si integrerebbero con le perenne emergenze che ci vengono raccontate dagli organi di informazione. Noi riteniamo che, soprattutto durante le emergenze, le criticità vadano governate. Non si possono improvvisare risposte di comodo che poi, declinate in realtà particolari come la nostra, finiscono per diventare la gallina dalle uova d’oro per qualcuno lasciando senza risposte le istanze della maggioranza silenziosa. Penso, ad esempio, agli infermieri che della libera professione hanno fatto una scelta di vita o, ancora, ai loro colleghi che non hanno la possibilità di diventare dipendenti a tempo indeterminato a causa dei concorsi che non arrivano”.

“Altro punto – continua Morsa - riguarda l’annosa questione del demansionamento o delle mansioni superiori che, ormai, è quasi tutta nelle mani dei tribunali. A tal proposito dovremmo chiederci come mai. Alcuni già conoscono la risposta: opportunità borderline. Pensiamo, ad esempio, al ruolo del vice caposala. Mansione non prevista né retribuita, ma spesso determinata dalla necessità di avviare un percorso che poi, nella maggior parte dei casi, porterà, un giorno, all’agognata delibera di conferimento. Il tutto dopo il bando dei miracoli. Magari poi si fa fatica anche a farlo il bando. Non per i nomi ma per le regole che, giustamente, sono le uniche sulle quali l’attività sindacale può spendersi. Parlare di verticalizzazioni vuol dire parlare di lacrime e sangue all’interno delle aziende dove “tutti possono fare tutto. Tanto c’è il covid…”. Capita, quindi, che un processo fisiologico nelle aziende pubbliche diventi vittima di interpretazioni opportunistiche e fantasiose per cui, oltre far cambiare la casella economica (operazione a costo zero), si arrivi, addirittura, alla prospettiva estrema (ovviamente con tutti gli strascichi e i ricorsi del caso) del cambio di mansione”.

“Vi è poi la tutela delle professioni – riprende il Segretario Generale - Un equivoco frequente è quello di confondere ordini professionali con sigle sindacali. La differenza è scomparsa dalle nostre parti, in particolare nel passato recente dove si è creata un’ambiguità abbastanza evidente nell’OPI (ordine degli infermieri). Ambiguità che, viste le recenti elezioni, speriamo venga corretta. A noi non preoccupa l’infermiere che imbocca un paziente o collabora occasionalmente con altre figure professionalizzate della sanità. Si tratta di lavoro di squadra e non di lotta di classe. A noi interessa lottare per far riconoscere la crescita professionale all’interno delle aziende. E questo lo si fa con regole chiare e condivise, abbattendo la lite sindacale a favore del riconoscimento dei diritti di tutti i lavoratori che oggi sono in prima linea contro il covid. Una prima linea che comincia negli ospedali e che continua sui territori, coinvolgendo non soltanto gli operatori sanitari, ma tutti coloro che, durante l’emergenza, hanno rischiato e rischiano tuttora servendo i cittadini, sia negli enti pubblici sia in quelli privati. Noi siamo per la tutela di tutte le professioni”.

“Un’altra questione fondamentale è quella relativa alla ricostruzione dei servizi e delle strutture. Alla ribalta vi sono, ad esempio, i casi del Distretto di Montoro e del Landolfi. Quando si comincerà concretamente a mettere mano all’edilizia sanitaria della provincia? Si attende forse l’intervento dei NAS? A tal proposito nelle prossime ore verrà inaugurato il centro per l’autismo di Sant’Angelo dei Lombardi alla presenza del presidente della Regione, Vincenzo De Luca. La speranza è che sia un servizio che funzioni davvero e non faccia la fine di altre strutture della nostra provincia. Non sia solo l’ennesima passerella politica fine a se stessa.  Si tenga poi conto dei contratti atipici proposti ai lavoratori”. 

 “Che dire poi degli atti aziendali e dei piani del fabbisogno? Non se ne ha notizia e qui il covid non centra. La Fp Cgil, se necessario, è pronta a fare nomi e cognomi, ad indicare i responsabili. Terremo d’occhio bandi, concorsi, lavori e ogni altra attività che riterremo sensibile e fondamentale per lo svolgimento regolare della vita delle aziende sanitarie pubbliche. Chiederemo regole certe che, ad esempio, spieghino bene la differenza esistente tra precario e somministrato, tra fabbisogno del personale e desiderata di stakeholder.  Il covid, ormai, è una scusa troppo inflazionata. È tempo per chi regge la nostra sanità di capirlo e di comportarsi di conseguenza senza guardare indietro ma guardando al futuro. In maniera trasparente e logica, tutelando il lavoro pubblico e valorizzando quello privato. Non in concorrenza ma in fisiologica convivenza”.