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Manovra, dialogo con la Ue: "Ci pensa Conte"

Per quanto la politica italiana sia abituata davvero a tutto, non si era mai vista una dichiarazione congiunta di due vicepremier che confermano la fiducia al presidente del Consiglio affidandogli un mandato tanto preciso quanto oscuro all’esterno. "È Conte il garante del contratto e del dialogo dell’Europa". È evidente che una mossa cosi spettacolare mira, da un lato, a negare divisioni profonde all’interno della maggioranza affidando contemporaneamente al premier il compito di sciogliere i conflitti che ci sono, dall’altro a scaricare su di lui il peso di un’eventuale capitolazione con Bruxelles. Sì, perché cambiare la manovra abbassando il rapporto deficit-Pil dal 2.4% per evitare la procedura d’infrazione comporta un prezzo non solo reale, pure simbolico: significa intervenire sulle due riforme cardine dell’esecutivo giallo-verde – pensioni e reddito di cittadinanza – costo che Salvini e Di Maio vogliono ridurre al minimo. Ragion per cui è vero che si mettono nelle mani del premier ma piantano paletti precisi: deve mediare "senza rinunce su quel patto con gli italiani fondato su lavoro, crescita e sviluppo sostenibile". Paletti che – si legge in controluce nella nota – il titolare dell’Economia non ha difeso come ha fatto in questi giorni il presidente del consiglio: a Tria, insomma, i due soci non riconoscono deleghe. Non desiderano abbassare il deficit al 2% come chiesto dall’Europa (e accettato dall’inquilino di via XX Settembre): "E’ l’ennesima bufala", scandisce il ministro degli interni. Che, d’accordo con Di Maio, lo vorrebbe sul 2,1-2,2 per cento.