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Addio a Mabel Bocchi: sbocciò ad Avellino con la Partenio a soli 15 anni

Il basket italiano piange la morte di Mabel Bocchi, stroncata da un male incurabile nella sua casa di San Nicola Arcella. Bocchi è stata il simbolo della pallacanestro femminile nel periodo più glorioso per il movimento cestistico. Nata 72 anni fa a Parma da padre italiano e madre argentina, Mabel si trasferì ad Avellino dove il padre dirigeva un'azienda e sbocciò nella Partenio Basket contribuendo alla promozione in serie A. 

"A 15 anni sono titolare in B - raccontò in un'intervista a Gianni Mura su "La Repubblica" nel 2019 -. Comincio a farmi la nomea di rompicoglioni per colpa del reggiseno. Non lo sopporto neanche adesso, ma allora non ne avevo bisogno, ero piattissima. Ma era obbligatorio metterlo. E controvoglia lo mettevo, tra la maglietta della salute e la maglia della squadra. Di quel periodo non ricordo di aver visto una compagna nuda, sotto le docce. O la facevano con la divisa di gara o andavano a farla a casa e forse avevano ragione. Gli spogliatoi del Partenio erano fuori dalla palestra, non sempre c'era l'acqua calda e d'inverno faceva un freddo porco". 

Avellino fu la rampa di lancio per Mabel Bocchi che nel 1969 passò alla Geas Sesto San Giovanni con cui vinse 8 scudetti (1970, 1971, 1972, 1974, 1975, 1976, 1977 e 1978), una Coppa Italia (1973) e una Coppa dei Campioni (1978). Nel 1979-80 ha giocato nella Accorsi Torino per poi chiudere carriera nella GBC Milano nel 1982 a 29 anni. In Serie A ha raccolto 241 presenze e 3.319 punti realizzati. Dopo il ritiro dal parquet, Bocchi si dedicò al giornalismo sportivo, collaborando con diverse testate e occupandosi anche di televisione.